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martedì 18 dicembre 2012

Recensione - ULTIMATE GHOSTS 'N GOBLINS


“Un eroe impavido in cerca di avventura”…
Quante volte, quante milioni di produzioni scritte, filmate e videogiocate hanno usato questo espediente per invogliare a comprarle nella speranza di assistere (o anche fare, seppur virtualmente) qualcosa di grande? Quante volte si è voluto credere a questa rivendicazione che col senno di poi si finiva sempre col classificare come una cosa ai limiti della bugia pubblicitaria?
Con questa speranza nel cuore le monetine cadevano nei giganteschi cabinati con pulsanti e i joystick dal pomello rosso venivano mossi. E i giocatori di vecchia data si ricorderanno che ci si credeva nonostante tutto proprio perché ogni tanto succedeva che quella scintilla si avverasse, prima con i miracoli di “tre livelli con un gettone solo”, poi (quando i videogiochi cominciarono ad arrivare anche a casa) talvolta, o volendo anche soprattutto, con prodotti che non ci si sarebbe mai aspettati, presi per caso e per pochi soldi magari dopo il boccone amaro di un prodottone da sessanta euro (o centoventimila lire) rivelatosi alla fine poco più che una bolla di sapone con grafica fotorealistica.


venerdì 12 ottobre 2012

Review - MEDIEVIL (1998)


Nel 1998 la PlayStation compiva tre anni. Nonostante la sua giovane età, la piccola grigia Sony aveva sostanzialmente rivoluzionato il gaming introducendo un vincente elemento di accessibilità universale combinato con la possibilità di riproduzione musicale offerta dal suo supporto ai CD. Passato un anno da Final Fantasy VII, ciò che si sentiva era però la mancanza di un personaggio e di una storia che potesse travalicare la barriera della preadolescenza per approdare fino ai giovani adulti. Fu la Sony stessa a rispondere a questa domanda tramite il suo studio di Cambridge: nacque così MediEvil.

martedì 25 settembre 2012

Review - MAXIMO: GHOSTS TO GLORY


Strano esemplare, questo Maximo. Approfitta nel 2002 dei clichè più utilizzati per costruire un’avventura che si crogiola nella propria stessa banalità, nella propria rigidezza tirata a lucido del cavaliere che resta in boxer quando perde l’armatura. Va avanti fine a se stesso e al proprio nonno a gettoni Ghosts ‘N Goblins, lasciando bellamente basiti quelli che non hanno conosciuto da dove proviene questo suo modo di fare strafottente, che non scende a qualsivoglia compromesso. Ma sorprendentemente funziona.

domenica 23 settembre 2012

Review - KNIGHTS OF THE ROUND


Esisteva, venti anni fa, un genere chiamato picchiaduro a scorrimento. Nato nell’era protozoica dei videogiochi a gettoni, i cosiddetti coin-op, si distingueva dalla massa per la sua impostazione brutalmente orientata all’azione, fatta di scontri di uno o più giocatori che collaboravano contro una marea apparentemente infinita di avversari che cercavano di sopraffarli con il numero o la potenza fisica, spesso riuscendoci. Era un genere totalmente fine a se stesso, dove la soddisfazione che donava era l’orgogliosa amarezza di essere sopravvissuti ad esseri virtuali mille volte più grandi e forti, dopo mesi di calli sui pollici e abrasioni tra le dita della mano sinistra, dopo essersi imparati a memoria tutti i segreti tramite un eccidio di monetine. Genere praticamente morto per selezione naturale con l’avvento delle console casalinghe, nel breve periodo in cui è stato presente nel mondo ha però permesso ad alcune, privilegiate case di sviluppo di sfornare alcuni prodotti che ancora oggi sono considerabili come dei veri e propri capolavori.