“Un eroe impavido in cerca di
avventura”…
Quante volte, quante milioni
di produzioni scritte, filmate e videogiocate hanno usato questo espediente per
invogliare a comprarle nella speranza di assistere (o anche fare, seppur
virtualmente) qualcosa di grande? Quante volte si è voluto credere a questa
rivendicazione che col senno di poi si finiva sempre col classificare come una
cosa ai limiti della bugia pubblicitaria?Con questa speranza nel cuore le monetine cadevano nei giganteschi cabinati con pulsanti e i joystick dal pomello rosso venivano mossi. E i giocatori di vecchia data si ricorderanno che ci si credeva nonostante tutto proprio perché ogni tanto succedeva che quella scintilla si avverasse, prima con i miracoli di “tre livelli con un gettone solo”, poi (quando i videogiochi cominciarono ad arrivare anche a casa) talvolta, o volendo anche soprattutto, con prodotti che non ci si sarebbe mai aspettati, presi per caso e per pochi soldi magari dopo il boccone amaro di un prodottone da sessanta euro (o centoventimila lire) rivelatosi alla fine poco più che una bolla di sapone con grafica fotorealistica.