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giovedì 17 gennaio 2013

Recensione - SENGOKU BASARA: SAMURAI HEROES


Di nuovo a parlare di Mosou.
E’ curioso constatare come questo genere sia rimasto per moltissimi anni appannaggio pressoché esclusivo dei suoi creatori, la Koei. La software house nipponica ha infatti prodotto e sviluppato negli anni tutta una serie di spin off e nuove proprietà intellettuali accanto alla serie madre Dynasty Warriors. Si sono esplorate sia parti propriamente storiche sia trasposizioni di anime di successo, alcuni dei quali giunti anche da noi (Hokuto no Ken e One Piece i più recenti). E c’era anche la Capcom nel mucchio.




venerdì 5 ottobre 2012

Review - MORTAL KOMBAT IX


Mortal Kombat è stato probabilmente il primo gioco di combattimento ad incontri in grado di rivaleggiare apertamente con Street Fighter e allo stesso tempo di cercare di rivolgersi ad un pubblico decisamente più adulto e capace. Le sue prime iterazioni comportavano infatti sia una forte pianificazione nell’uso del sistema di combattimento sia una concezione della lotta come qualcosa di non scenografico e “sportivo” ma immediato, cattivo e carnale. Dopo un’era PlayStation 2 butterata da spin-off incoerenti ed episodi in 3D di qualità sempre più infima, il cui fondo si è avuto proprio con il precedente Mortal Kombat Armageddon, le speranze e le intenzioni erano quelle di risollevare dopo un decennio di buio una serie indelebile e influente. Questa motivazione ha generato un titolo fedele a se stesso, rimodernato e, è bene dirlo subito, caratterizzato da un livello di violenza altissimo e quindi assolutamente da sconsigliare al pubblico minorenne, nonostante l’impostazione fumettosa e inverosimile.

domenica 23 settembre 2012

Review - KNIGHTS OF THE ROUND


Esisteva, venti anni fa, un genere chiamato picchiaduro a scorrimento. Nato nell’era protozoica dei videogiochi a gettoni, i cosiddetti coin-op, si distingueva dalla massa per la sua impostazione brutalmente orientata all’azione, fatta di scontri di uno o più giocatori che collaboravano contro una marea apparentemente infinita di avversari che cercavano di sopraffarli con il numero o la potenza fisica, spesso riuscendoci. Era un genere totalmente fine a se stesso, dove la soddisfazione che donava era l’orgogliosa amarezza di essere sopravvissuti ad esseri virtuali mille volte più grandi e forti, dopo mesi di calli sui pollici e abrasioni tra le dita della mano sinistra, dopo essersi imparati a memoria tutti i segreti tramite un eccidio di monetine. Genere praticamente morto per selezione naturale con l’avvento delle console casalinghe, nel breve periodo in cui è stato presente nel mondo ha però permesso ad alcune, privilegiate case di sviluppo di sfornare alcuni prodotti che ancora oggi sono considerabili come dei veri e propri capolavori.