La proliferazione del genere
seinen ha radici decisamente molto recenti. A parte alcune mosche bianche
(DEATH NOTE e Black Lagoon), ben pochi esponenti di questo genere di
anime era riuscito ad arrivare in Occidente, complice anche l’errata nostrana
consuetudine di voler considerare l’animazione un mezzo espressivo da destinare
solo ed esclusivamente all’infanzia. Ora, grazie alla diffusione del
fansub prima e dei canali satellitari dopo, questo genere sta lentamente
uscendo dalla nicchia. Arrivato prima in DVD e poi in televisione grazie al recentemente scomparso Cooltoon di
Sky, Samurai 7 è un’anime che
nonostante le sue evidenti origini cinematografiche non manca talvolta di
impressionare piacevolmente.
DISCLAIMER
In questo blog vengono espresse OPINIONI e preferenze, come tali PERSONALI e non necessariamente imparziali: e si è perfettamente liberi di farlo, essendo questo, nonostante il nome possa trarre in inganno, uno spazio personale, no profit, e gentilmente fornito da Blogger e Blogspot.
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sabato 9 marzo 2013
giovedì 17 gennaio 2013
Recensione - SENGOKU BASARA: SAMURAI HEROES
Di
nuovo a parlare di Mosou.
E’ curioso constatare come questo genere sia
rimasto per moltissimi anni appannaggio pressoché esclusivo dei suoi creatori,
la Koei. La software house nipponica ha infatti prodotto e sviluppato negli
anni tutta una serie di spin off e nuove proprietà intellettuali accanto alla
serie madre Dynasty Warriors. Si sono
esplorate sia parti propriamente storiche sia trasposizioni di anime di
successo, alcuni dei quali giunti anche da noi (Hokuto no Ken e One Piece
i più recenti). E c’era anche la Capcom nel mucchio.
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lunedì 1 ottobre 2012
Review - WAY OF THE SAMURAI 3
Da qualunque parte soffi il vento, dirigersi su di un genere esplicitamente di nicchia è, specialmente nel mercato videoludico, ben più di una scommessa. Per certi versi, sarebbe come puntare gli stipendi di una intera azienda sul tiro di dadi al tavolo da gioco o bluffare clamorosamente giocando a poker. E il rischio ovviamente è troppo grande per cercare di portarlo fuori dal contesto originario da dove è nato, è una cosa che sa quasi di follia, di anticapitalismo, di soldi buttati al fuoco. Anche se in contesti come quello anglosassone e americano questa potrebbe sembrare una considerazione teatralmente esagerata, l’idea di portare in Europa un gioco come Way of the Samurai 3 potrebbe farci pensare che di esagerato non c’è assolutamente nulla.
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