Con
questo videogioco, la Squaresoft ha rischiato tutto. Un colpo di testa ai
limiti dell’inspiegabile, un secondo salto nel vuoto che sapeva di harakiri
ancora di più di quanto non fosse sembrato con il capostipite della saga. Nato
inizialmente su Nintendo 64, visto il ritardo con cui la console usciva, venne
tutto dirottato sulla PlayStation, su cui vide la luce finalmente nel 1997,
dopo tre anni dal gigantesco, insuperabile predecessore. Per la prima volta,
tra la cartuccia e il compact disc vinceva il secondo. Tre CD, una confezione
bianchissima con il logo nero e verde acqua piccolissimo sulla destra, un prezzo
triplicato rispetto al solito. Follia.
DISCLAIMER
In questo blog vengono espresse OPINIONI e preferenze, come tali PERSONALI e non necessariamente imparziali: e si è perfettamente liberi di farlo, essendo questo, nonostante il nome possa trarre in inganno, uno spazio personale, no profit, e gentilmente fornito da Blogger e Blogspot.
Se volete entrare e sentire il pensiero di uno dei tanti, fate pure, l'ingresso è gratuito.
Se volete entrare e sentire il pensiero di uno dei tanti, fate pure, l'ingresso è gratuito.
Visualizzazione post con etichetta RPG. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta RPG. Mostra tutti i post
giovedì 24 gennaio 2013
venerdì 19 ottobre 2012
Review - THE ELDER SCROLLS V: SKYRIM
Le premesse scatenate da quel primo, epico teaser trailer
con il tema portante corale cantato in una lingua ancora incomprensibile al
mondo intero non potevano apparire più ovvie: il quinto capitolo della saga The Elder Scrolls aveva compulsive manie
di grandezza. Voleva prendere tutto quello che la saga era stata fino a quel
momento ed elevarlo a nuova tavola periodica degli elementi del gioco di ruolo
perfetto. Undici mesi dopo quel trailer, undici mesi che sono sembrati più lunghi
dei cinque anni passati da Oblivion,
esattamente l’11 Novembre 2011, The Elder
Scrolls V: Skyrim fu finalmente a disposizione di tutti i videogiocatori. Undici
mesi e cento ore di gioco dopo, se ne può tentare un’analisi.
martedì 2 ottobre 2012
Review - DRAGON QUEST L'ODISSEA DEL RE MALEDETTO
Contrariamente a quanto pensano in molti, il gioco di ruolo giapponese (JRPG) non è nato da Hironobu Sakaguchi e dalla sua creatura Final Fantasy. Il vero artefice della nascita di tale genere è bensì Yuji Horii, il padre della serie di Dragon Quest. Iniziata sul NES e chiamata inizialmente Dragon Warrior, essa proponeva un tipo di gioco che fin dalle primissime istanze si confermava come qualcosa di diverso, di seminale. Totalmente senza vincoli al di fuori del salvataggio, ma per questo ostile e inappellabile nei confronti dell’utente, obbligava l’utente alla sublimazione assoluta nel percorso di crescita e autoperfezionamento fisico e spirituale per fargli sconfiggere il potente e malvagio DragonLord. Ci sarebbero voluti diciassette anni e quattro generazioni videoludiche prima che un capitolo della saga (l’ottavo) venisse pubblicato in Europa. Dragon Quest VIII: Journey of the Cursed King, questo il nome del prescelto, vide la luce nel 2006 su una PlayStation 2 a un passo dalla pensione, spogliato per ovvi motivi del numero sulla copertina.
Etichette:
8,
dragon,
enix,
gioco,
maledetto,
odissea,
quest,
re,
recensione,
recensioni,
RPG,
ruolo,
square,
squaresoft,
VIII
Iscriviti a:
Post (Atom)