Inutile negarlo: chiunque è passato per la prima
PlayStation è passato per Final Fantasy
VIII. Rilasciato nel 1998 con maestosa potenzialità, maestoso hype, la
traduzione italiana e tutto il resto, questo prodotto è stato il modo
con cui la maggior parte di noi ha conosciuto il gioco di ruolo
alla giapponese in una veste comprensibile. Ma un qualcosa, che per alcuni sarà il senno di poi,
per altri il gusto di fare i tombaroli, per altri ancora solo un po’ di
riflessione a freddo sugli avvenimenti, spinge a rivedere quanto sperimentato
con questo gioco. Usciamo dalla mitizzazione del ricordo d’infanzia.
Guardiamolo per bene.
DISCLAIMER
In questo blog vengono espresse OPINIONI e preferenze, come tali PERSONALI e non necessariamente imparziali: e si è perfettamente liberi di farlo, essendo questo, nonostante il nome possa trarre in inganno, uno spazio personale, no profit, e gentilmente fornito da Blogger e Blogspot.
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martedì 28 maggio 2013
giovedì 24 gennaio 2013
Recensione - FINAL FANTASY VII
Con
questo videogioco, la Squaresoft ha rischiato tutto. Un colpo di testa ai
limiti dell’inspiegabile, un secondo salto nel vuoto che sapeva di harakiri
ancora di più di quanto non fosse sembrato con il capostipite della saga. Nato
inizialmente su Nintendo 64, visto il ritardo con cui la console usciva, venne
tutto dirottato sulla PlayStation, su cui vide la luce finalmente nel 1997,
dopo tre anni dal gigantesco, insuperabile predecessore. Per la prima volta,
tra la cartuccia e il compact disc vinceva il secondo. Tre CD, una confezione
bianchissima con il logo nero e verde acqua piccolissimo sulla destra, un prezzo
triplicato rispetto al solito. Follia.
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