Inutile negarlo: chiunque è passato per la prima
PlayStation è passato per Final Fantasy
VIII. Rilasciato nel 1998 con maestosa potenzialità, maestoso hype, la
traduzione italiana e tutto il resto, questo prodotto è stato il modo
con cui la maggior parte di noi ha conosciuto il gioco di ruolo
alla giapponese in una veste comprensibile. Ma un qualcosa, che per alcuni sarà il senno di poi,
per altri il gusto di fare i tombaroli, per altri ancora solo un po’ di
riflessione a freddo sugli avvenimenti, spinge a rivedere quanto sperimentato
con questo gioco. Usciamo dalla mitizzazione del ricordo d’infanzia.
Guardiamolo per bene.
DISCLAIMER
In questo blog vengono espresse OPINIONI e preferenze, come tali PERSONALI e non necessariamente imparziali: e si è perfettamente liberi di farlo, essendo questo, nonostante il nome possa trarre in inganno, uno spazio personale, no profit, e gentilmente fornito da Blogger e Blogspot.
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martedì 28 maggio 2013
venerdì 9 novembre 2012
Recensione - FINAL FANTASY VI
Nel 1994 il Super Nintendo
stava per morire, ma non solo di vecchiaia. Uno spettro grigio stava
allegramente avvelenandogli il suo nucleo pulsante fatto di cartucce con quel
nuovo supporto chiamato Compact Disc. Eppure la vecchia console, figlia di
quell’altra che per prima aveva rivendicato il delicato tono argenteo dell’intrattenimento,
ebbe ancora i muscoli di ospitare l’ultimo atto di una casa di sviluppo che era
stata vitale nella sua vita. Ad un passo dalla pensione, Final Fantasy VI
arrivò, e i videogiochi non furono più gli stessi.
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